La parola al Presidente.

L’impresa , é la passione al servizio dell’economia.

Può sembrare singolare che all’inizio del rapporto annuale di attività cominci parlando di passione. La verità,e non sono il solo a pensarlo, è che appare in maniera sempre più forte che la relazione tra l’economia e l’impresa sta cambiando. Negli ultimi decenni, in effetti, la "vecchia macchina che usa  l’uomo" a poco a poco ha lasciato spazio a un concetto complesso nel quale le frontiere nazionali  e non ,  si attenuano.

Certo che il profitto rimane necessariamente l’esigenza vitale di un’impresa; la rudezza della competizione, da sola, sarebbe sufficiente a ricordarlo. Ma non  é più l’unico orizzonte e l’economia , che vede il suo quadro modificarsi,trova ora sul suo cammino delle evoluzioni che  erano fino ad oggi sconosciute. Fra queste  , se c’é n’é una che potrebbe far rinascere il rapporto nell’espressione più efficiente nell’impresa, é senza dubbio quella della passione.

In altri tempi, la passione non era presa in considerazione .I moralisti ci vedevano una schiavitù. Secondo loro, l’uomo, sottomesso a una passione qualsiasi, affettiva o di altro  tipo come la paura , la rabbia, ecc…, diventava schiavo , incapace di ragionare, e pronto a sacrificare tutto compreso la sua esistenza.  Naturalmente , cosi concepita, la passione non poteva avere spazio in un’economia che si intendeva fondata, innanzitutto, sul calcolo razionale Ma le idee sono evolute.

Abbiamo saputo guardare la passione in modo più positivo, soprattutto quando essa trova il suo scopo in un’ opera. Si é allora parlato di passione per un impegno , artistico o politico che fosse . Mi sembra che sia giunto il momento d’integrare questo concetto nell’idea  d’impresa che abbiamo. Perchè  l’impresa non deve più essere considerata solo un mezzo per fare profitto , altrimenti dovrebbe cessare di esistere.. Essa merita di essere vista  in modo più ampio, come un’"opera".

Un pò  contro corrente al pensare comune  , credo che l’impresa abbia un ruolo sociale da svolgere  all’interno del proprio Paese , ed é chiamata a svolgere  il ruolo che prima era della terra e cioè quello della radicazione ; ed è per questo motivo, d’altronde che insisto sul rispetto della diversità delle culture all’interno del nostro Gruppo.  Ma una tale ambizione non si può realizzare  se i dirigenti di ogni impresa non sono animati dalla passione e se non sono totalmente coinvolti dall’opera che stanno portando avanti. Questo è il mio primo punto.

Ma c’è n’è un altro che giustifica il fatto che io mi soffermi sul concetto di  passione. Se un impresa è un’opera, è l’opera comune di tutti gli attori che ne sono coinvolti. In questo caso, la passione può avere un significato particolare al suo interno. Sappiamo tutti che attualmente un disequilibrio si sta creando nell’impresa  a favore della sua struttura astratta e contro gli uomini e le donne che la compongono.

Vogliamo sempre  più produttività per il motivo che il modello  al quale abbiamo confinato l’impresa ,  deve essere competitivo  se  vuole vivere o semplicemente sopravvivere. E’ vero che la competitività è una necessità di cui non si può fare a meno e io non lo nego. Ma è un errore se si vuole  imporla in modo unilaterale. Oltre al fatto che non è mai utile ne proficuo imporre in  modo brusco, c’è in questo concetto un errore di giudizio. Si vuol credere, in effetti, che la costrizione sia benefica e che basta imporre obbiettivi alti per obbligare gli uomini  a superarsi e dare il meglio di se stessi. Si dimentica sempre che quelli che possono arrivarci hanno saputo trovare in se stessi una motivazione : interesse, vanità ,semplice soddisfazione personale, ambizione …o passione.

Di tutte queste motivazioni,la passione è non solo la più nobile e la più duratura, ma possiede qualche cosa che le altre non hanno, innalza chi la vive.  L’interesse, ad esempio, oppure l’ambizione non riguardano l’opera da compiere. Essi sono dei “vizi” privati da cui l’impresa  trae beneficio in base alla celebre sentenza : "vizi privati, virtù pubblica" e ne risulta una soddisfazione che non rende migliore nessuno . L’uomo appassionato, in compenso, è legato alla sua opera, più essa si sviluppa , più lo nobilita. Il compimento dell’opera diventa suo, traendone un soddisfazione tutta personale.
Cosi , non solamente la passione sarà benefica per l’impresa poichè chi ne è l’interprete cercherà sempre di superarsi, ma sarà ancora più proficua agli uomini e alle donne che la realizzano. In tal modo, il disequilibrio di cui vi dicevo mi sembra poter essere superato senza nuocere alla competitività dell’impresa, anzi la rende più forte.

Queste sono le due ragioni che mi hanno spinto a evocare la passione . Tale è anche il messaggio che vorrei darvi perchè so che lo comprenderete . Un’impresa non può essere vitale e svilupparsi  se, al di là del  semplice dovere di dipendenti ,chi è coinvolto non trova abbastanza risorse per appassionarsi.  Questi propositi, molto liberi, sono, credetemi, un atto di fiducia verso voi tutti che contribuite alla vita del Gruppo, vita intensa, vita dinamica. Ed è per questo motivo che tengo a ringraziarvi  profondamente.

 

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